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Radiazioni all'ambasciata statunitense a Mosca

a cura di Alberto Rossignoli

Radiazioni

Il colonnello dell'esercito USA Thomas E. Bearden, ingegnere nucleare il cui nome è legato a progetti top-secret, si pronunciò a proposito di un attacco all'ambasciata statunitense a Mosca, iniziato tra il 1959 e il 1960, per mezzo di radiazioni. In particolare, dalle parole dell'ufficiale USA, datate 1988, si apprende che "i sovietici erano interessati a scoprire se avessimo dei soggetti psicotropi. In questo modo hanno irradiato l'ambasciata con radiazioni psichiche ad alto livello, causando vari disturbi ai diplomatici: aritmia, infezioni del sangue, cancro. Questi esperimenti continuano tuttora". Curiosamente, nello stesso anno, l'agenzia di stampa Agi/Ap ha dichiarato che "il Dipartimento di Stato di Washington ha accusato i sovietici di continuare a bombardare con fasci di microonde l'ambasciata americana a Mosca. L'ufficio per la sicurezza diplomatica ha detto trattarsi di segnali a microonde di potenza 5-11 gigahertz. I segnali continuano ad essere rilevati nei locali della cancelleria dell'ambasciata". Il fenomeno, denunciato nel marzo 1978, era già noto al governo statunitense da almeno cinque anni, dopo che l'ambasciatore americano in Unione Sovietica aveva protestato contro queste interferenze mentali, ripetutamente subite dai diplomatici per ben quattro mesi, per la precisione dal 4 luglio al 19 ottobre. Le onde mentali sarebbero state prodotte da sensitivi molto dotati psicologicamente Il 16 febbraio 1976, circa due anni prima della formale denuncia statunitense, il Boston Globe (e la notizia fece il giro dell'occidente grazie all'ANSA e all'United Press) scriveva che il bombardamento dell'ambasciata era dovuto a microonde che avevano cagionato una misteriosa malattia all'ambasciatore Walter Stoessel. Tuttavia, nella stessa giornata, il portavoce della sede diplomatica moscovita smentiva la malattia in relazione alle emanazioni delle suddette microonde. Come furono costretti ad ammettere gli stessi americani il 22 novembre 1976, la verità consisteva nel fatto che i sovietici utilizzavano un altro metodo per cercare di modificare il comportamento umano: proprio le sopra citate microonde, dopo l'ipnosi abbinata alla somministrazione di allucinogeni e la psicotronica. Da rilevare che l'utilizzo di quest'ultimo metodo era praticamente sconosciuto agli americani. Quel giorno, il Dipartimento della Difesa lasciò trapelare alla stampa il sunto di ogni rapporto. Nello specifico, vi si leggeva che "studi effettuati in Urss indicano che le microonde, normalmente utilizzate per le trasmissioni di segnali televisivi e per le comunicazioni, potrebbero essere impiegate per provocare crisi cardiache, modificare il comportamento di diplomatici, influire su persone sottoposte ad interrogatorio". Il rapporto affermava altresì che "le microonde potrebbero benissimo trovare un'applicazione offensiva e [che] gli scienziati sovietici avevano scoperto che disturbi nervosi e cardiovascolari sono più frequenti nelle persone esposte ad emissioni di microonde di debole intensità che non sulle persone non esposte". Tuttavia il suddetto rapporto non faceva menzione esplicita circa l'emissione di microonde registrata all'Ambasciata degli Stati Uniti a Mosca che, a detta del Dipartimento della Difesa, erano destinate solamente a disturbare il funzionamento del materiale elettronico sistemato nell'Ambasciata. E, inoltre, il governo americano non possedeva prove che collegassero in modo evidente gli studi sovietici sulle radiazioni al bombardamento della sede diplomatica statunitense a Mosca. Probabile che gli americani non volessero far capire ai sovietici di aver intuito il loro gioco. Dal canto loro, i sovietici avevano sempre negato di inviare radiazioni verso l'edificio. Il fatto che gli statunitensi non tirassero in ballo la psicotronica ed avessero attivato sistemi di difesa contro tipi sconosciuti di radiazioni (comprese le microonde), fece credere ai sovietici di aver raggiunto il fine che si erano prefissati.

Non è inutile citare uno studio dei professori Possa e Topolini del Cise, la società di ricerche nel campo dell'elettronica e dell'energetica del gruppo Enel. In sostanza, la relazione dei due ricercatori sosteneva che "gli ultrasuoni, ossia le vibrazioni acustiche non udibili dall'orecchio umano possono contenere una grande quantità di informazioni utili anche per la sorveglianza di impianti industriali". La tecnica, nello specifico, consente di rivelare anomalie del funzionamento ed è basata sul principio della scarsa perdita che i segnali acustici subiscono quando attraversano materiali metallici (evidente è l'uso, da parte sovietica, delle piastre) e componenti liquide anche in moto. Considerando che una buona parte dei processi di degradazione strutturale degli impianti, ad esempio crescite di cricche in materiali metallici dovuti a fatica o corrosione sotto sforzo, urti e sfregamenti tra parti metalliche adiacenti, fughe di pressione attraverso fessure, sono accompagnate da emissioni acustiche, è stato possibile sviluppare sensori, quali microfoni capacitativi, traduttori di pressione, accelerometri e sensori di energia acustica, in grado di effettuare la sorveglianza di una buona parte degli impianti. A detta del professor Possa, i sistemi di sorveglianza acustica hanno la funzione principale di rivelare fughe di fluidi, localizzare eventuali perdite e rivelare la presenza di processi usuranti a carico di strutture e meccanismi. Nel dispaccio del 22 novembre, a differenza di quanto sostenevano quelli precedenti del febbraio del medesimo anno, il rapporto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti affermava che le radiazioni emesse dai sovietici servivano a disturbare il funzionamento dei dispositivi elettronici d'ascolto americani. Per la prima volta, si accettava quella che era stata la prima reazione sovietica alle accuse mosse dall'ambasciatore Stoessel. Il 18 febbraio le Izvestia avevano scritto che la notizia pubblicata dai giornali occidentali circa un presunto e nocivo bombardamento di microonde da parte sovietica a scopo di spionaggio, era una storia inventata di sana pianta. Inoltre, i sovietici attribuivano agli stessi americani la fonte delle radiazioni, ricordando di come l'edificio fosse attrezzato con numerose antenne e varie installazioni di notevole mole.

Quale è dunque la verità?

Nonostante l'impiego da parte dei servizi di sicurezza americani di tutti i metodi per neutralizzare il bombardamento di radiazioni, gli esperti si accorsero che le emissioni continuavano. Non poteva essere altrimenti, visto che non si trattava di radiazioni elettromagnetiche: i medici americani si accorsero che il personale diplomatico continuava ad accusare stati patologici sospetti che, alla lunga, avrebbero creato seri disturbi. Da notare, tuttavia, che sia l'ambasciata americana a Mosca che quella sovietica a Washington avevano, nei loro tetti, sistemi di ascolto pressoché identici. Per cui, se era vero ciò che sosteneva la stampa sovietica, non si comprende perché l'Ambasciata degli States generasse un campo elettromagnetico dannoso agli uomini mentre lo stesso non accadeva per l'ambasciata sovietica negli Stati Uniti. Le cose si complicarono ulteriormente. Verso la fine del febbraio 1976, i dipendenti dell'ambasciata americana erano entrati in agitazione e parecchi si erano voluti sottoporre (come aveva consigliato lo stesso ambasciatore) a esami radiografici e di laboratorio e alcuni avevano chiesto il rimpatrio. Gli esami medici proseguirono nei mesi di marzo e aprile. Il 26 aprile, l'Ambasciatore Stoessel aveva contratto una malattia del sangue causata dalle radiazioni. Il 30 aprile, due ex-agenti segreti americani rivelarono che la stanza occupata dall'allora presidente Nixon durante la sua visita a Mosca nel 1959, quando era vice-presidente, era stata bombardata con onde radioattive. James Golden e John Sherwood erano incaricati della sicurezza di Nixon; fecero questa scoperta per puro caso: semplicemente, dovendo visitare le officine nucleari di Sverdlovsk, si erano muniti di un contatore Geiger, col quale rilevarono l'alto quantitativo di radiazioni passando nei pressi della stanza di Nixon.

Il presidente Ford inviò, il 26 luglio 1977, una lettera a Breznev nella quale chiedeva di far cessare l'impiego di microonde contro la sede diplomatica. Il 27 agosto 1977 scoppiò un improvviso incendio nell'Ambasciata americana a Mosca. Anche in questo caso vi furono delle polemiche su chi fossero gli autori dell'incendio e sul furto del materiale segreto da parte di agenti dell'allora Kgb travestiti da vigili del fuoco, che il Cremlino si affrettò a smentire. Tutto finì in pochi giorni. Il 2 giugno 1978, Tom Reston, portavoce del Dipartimento di Stato, annunciò che congegni elettronici di spionaggio erano stati rinvenuti nell' Ambasciata americana a Mosca, senza ulteriori precisazioni. Il giorno stesso, l'agenzia Ansa informò che fonti attendibili avevano dichiarato che detti congegni erano sistemati in un pozzo segreto che andava dall'ultimo piano dell'Ambasciata (edificio di otto piani) fino alla cantina, sfociando in una galleria sotterranea che conduceva ad un vicino edificio sovietico adibito ad uffici e abitazioni. Secondo alcune informazioni, gli apparati di spionaggio, di tipologia estremamente sofisticata, erano stati quasi scoperti da un militare del Genio che, con la sua squadra, si occupava dei lavori di riadattamento dell'ala centrale dell'Ambasciata devastata dal violento incendio. Addentrandosi nella galleria, il militare si era imbattuto in un sovietico che era fuggito. Secondo le fonti citate, gli apparati di spionaggio richiedevano una regolare manutenzione e dunque questo faceva pensare che elementi sovietici si fossero regolarmente introdotti nella sede diplomatica statunitense attraverso la galleria. Tre giorni dopo, un ex-sergente dei Marines, in servizio presso l'ambasciata degli Stati Uniti a Mosca, citò in giudizio il governo americano, sostenendo che suo figlio era nato con difetti genetici provocati da una ripetuta e prolungata esposizione alle microonde cui era stato sottoposto: lo sventurato figlio del militare era nato idrocefalo. Per controbilanciare la vicenda, il giornale Izvestia rese noto il 12 giugno un episodio che riguardava un diplomatico americano che avrebbe svolto attività spionistica a Mosca fino al 1977. Si trattava dell'ex-vice console Martha Peterson che era stata fermata dai servizi segreti sovietici il 15 giugno 1977, mentre tentava di nascondere sotto un ponte apparecchi fotografici, oro, denaro, istruzioni e veleno: questo materiale, secondo il giornale, doveva servire per una spia della Cia a Mosca, dalle generalità non altrimenti note. Il giorno successivo, il Dipartimento di Stato americano non smentì la notizia. La vicenda del bombardamento con radiazioni si è conclusa ufficialmente il 21 novembre 1978 con un comunicato del Dipartimento di Stato nel quale si diceva, tra l'altro, che dette radiazioni non avevano prodotto alcuna conseguenza nefasta sul personale dell'edificio diplomatico…Qualcuno non la raccontava giusta oppure era una manovra da parte statunitense per assecondare i sovietici.

Fonti:

Gabriele Zaffiri, Telecomando di esseri umani nell'ex-Urss, Edaat Framar, Editrice La Gaia Scienza, Bari, 2005.

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